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Gabriella

Un piccolo tornado grigio tenta di prendermi, si avvita incessante sul mio sentiero celeste. ( Navajo)

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Irlanda  
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May 14

La vera realtà....

"Fotografare è riconoscere
nello stesso istante
e in una frazione di secondo un evento
e il rigoroso assetto delle forme percepite
con lo sguardo che esprimono
e significano tale evento.
E' porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore.
E' un modo di vivere"


Henri Cartier-Bresson

May 09

Un omaggio a Storm Thorgerson

Si può entrare nella mitologia rock senza aver mai scritto canzoni, imbracciato una chitarra elettrica o calcato le assi di un palcoscenico. Storm Thorgerson, per esempio. Lui, il suo posto nella leggenda se l’è conquistato con altri strumenti: aerografi, pennelli, macchine fotografiche, attrezzi da scultore, computer (il meno possibile, questi ultimi). Con l’ex socio Aubrey Powell creò negli anni ’60 lo studio grafico Hipgnosis: e basta quel nome ad evocare molte delle immagini, delle copertine di dischi e delle “esperienze visuali” (espressione pomposa, ma di questo si tratta) più celebri della storia del rock.
Nel 1968 a Thorgerson e Powell fu chiesto, dai loro amici tra i Pink Floyd, se potevano essere interessati alla creazione della copertina per il loro secondo album, A Saucerful of Secrets. Loro accettarono, e fecero un lavoro aggiuntivo per la EMI, includendo fotografie e copertine di album per Free, Toe Fat e The Gods. Essendo studenti di arte e cinema, ebbero la possibilità di utilizzare la camera oscura al Royal College of Art, ma quando finirono la scuola, dovettero dotarsi di attrezzature proprie. Costruirono quindi una piccola camera oscura nella toilette di Powell, ma di lì a poco, nei primi anni settanta, affittarono uno spazio e costruirono uno studio. Quando iniziarono, Powell e Thorgerson presero il proprio nome da un graffito che avevano trovato sulla porta del loro appartamento. La parola piacque loro non soltanto per l'affinità sonora con "ipnosi", ma anche per la combinazione di due termini contradditori, "hip" (nuovo e trendy), e "gnosis" (termine relativo ad una antica forma di consapevolezza).
L'approccio di Hipgnosis al design degli album era fortemente orientato alla fotografia, e furono pionieri nell'uso di molte tecniche innovative dal punto di vista visuale e del packaging. In particolare, le surreali ed elaborate manipolazioni fotografiche di Thorgerson e Powell (che comprendevano tecniche da camera oscura, ritocco con l'aerografo e collage) furono anticipatrici di ciò che, molto tempo dopo, sarebbe stato definito "photoshopping". Hipgnosis utilizzava prevalentemente apparecchi Hasselblad di medio formato per il proprio lavoro, dal momento che la pellicola quadrata è particolarmente adatta alla produzione di immagini destinate alle copertine degli album.
Un  tratto distintivo di Hypgnosis consiste nel fatto che molte delle loro immagini di copertina raccontano "storie" direttamente correlate ai testi contenuti nell'album. Dal momento che sia Powell che Thorgerson erano studenti di cinema, utilizzarono spesso i modelli come "attori" e impostarono le fotografie in maniera spiccatamente teatrale. Le copertine di Hypgnosis raramente presentano immagini degli artisti al loro esterno, e per la maggior parte sono in un formato pieghevole che fornisce ampio spazio per le loro sofisticate composizioni. Molte copertine di Hypgnosis presentano inoltre loghi ed illustrazioni in stile tipicamente "high tech" (spesso ad opera del grafico George Hardie), adesivi, fantasiose copertine interne, ed altre chicche in termini di packaging. Da sottolineare il fatto che Hipgnosis non aveva un listino di tariffe per la creazione di una copertina per album, bensì chiedeva agli artisti di "pagare quanto pensavano valesse", una politica che soltanto occasionalmente si rivelò autolesionistica secondo Thorgerson nel suo libro sul design di copertine per album musicali.
I Pink Floyd, vecchi compagni di liceo a Cambridge (Thorgerson frequentava la stessa classe di Roger Waters ed era amico d’infanzia di Syd Barrett) sono stati i suoi primi e più affezionati clienti: portano la firma di Hipgnosis le mucche al pascolo di “Atom heart mother”, il prisma riflettente di “The dark side of the moon”, l’uomo in fiamme di “Wish you were here”, immagini scolpite nella coscienza collettiva del pubblico rock. E che dire dell’inquietante obelisco di “Presence” e dei paesaggi arcani di “Houses of the holy” (Led Zeppelin), dei crudi scatti in bianco e nero di “The lamb lies down on Broadway” (Genesis), del viso di Peter Gabriel in liquefazione sulla cover del suo terzo album solista (quello di “Biko”)? Questo il passato glorioso: ma da tempo, chiuso il paragrafo dei primi anni ’80 in cui si riciclò come video-maker (con esiti da lui stesso giudicati fallimentari), il cinquantanovenne inglese di origini norvegesi è tornato in piena attività. Pubblica libri (l’ultimo, nel 1999, è intitolato alle “100 best album covers”,) e continua a concepire e realizzare copertine di dischi: Cranberries, Phish, Dream Theater, Anthrax, Audioslave e, naturalmente, Pink Floyd (il live “Pulse”, quello con il led luminoso che pulsa ad intermittenza; l’antologia “Echoes”).





February 23

spazio 2

I miei sogni sono baci di angeli,
Mi toccano dolcemente il cuore,
Silenziosi adombrano le carezze,
Sono la mia parte più divina.
Fernando Pessoa

spazio 3

Berlino, 1961
 
Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
è la mia nostalgia
cresciuta sul ramo inaccessibile
è la mia sete
tirata su dal pozzo dei miei sogni
è il disegno
tracciato su un raggio di sole.
 
Ciò che ho scritto di noi è tutta verità
è la tua grazia
cesta colma di frutti rovesciata sull'erba
è la tua assenza
quando divento l'ultima luce all'ultimo angolo della via
è la mia gelosia
quando corro di notte fra i treni con gli occhi bendati
è la mia felicità
fiume soleggiato che irrompe sulle dighe.
 
Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia.
Ciò che ho scritto di noi è tutta verità.
 
- Nazim Hikmet -
February 04

spazio 1

Lo troveremo, sì.
Il nostro bacio. Sarà
su di un letto di nubi,
di cristalli o di braci?
Sarà
fra un minuto,
o domani, o nel secolo
futuro, o proprio all'estrema
soglia dei mai?
Vivi, morti? Lo sai?
Con la tua carne e la mia,
con il mio nome ed il tuo?
O forse dovrà essere con altre
labbra, con altri nomi
e dopo secoli, ciò
che oggi vuole essere,
qui, sin da ora?
Non lo sappiamo.
Sappiamo che sarà.
Che in qualcosa, sì, e in qualcuno
si dovrà realizzare
questo amore inventato
senza terra né data
dove posarsi ora:
il grande amore sospeso.
E che forse, dietro
cortine di anni,
un bacio sotto i cieli
che mai abbiamo visto,
sarà, senza che lo sappia
chi crederà di darlo,
trasceso alla sua gloria,
il compimento, infine,
di quel bacio impaziente
che ti vedo aspettare,
palpitante sulle labbra.
Oggi
il nostro bacio, il suo letto,
stanno nella fede soltanto.
 
Pedro Salinas
 

Gabriella De Florio

Occupation
Location
Polvere di stelle....

Una solitudine brasiliana, una solitudine napoletana
si guarda il cielo di notte, le stesse stelle.
E cerchiamo di capire qual’è il mistero,
qual’è la storia che ancora nessuno ci ha raccontato
e quale sarà il nostro destino
Siamo soli, come stelle accese nel buio.